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Andrea Longega, Su le orme de Kavafis

| 12,00 € | pp. 88 | 13x20 | Venezia 2025 |

Postfazione di Massimo Natale

 

Nell’estate del 1901 Kostantinos Kavafis visita per la prima volta la sua patria culturale e ideale, la Grecia e, in modo particolare, Atene. Colui che sarà considerato il più grande poeta della letteratura neoellenica non ha ancora raggiunto la notorietà e scrivendo il diario del suo viaggio non si propone di fare opera letteraria. «Questo», dichiara infatti il poeta alessandrino nella breve premessa, «vuole essere un diario di eventi, non di impressioni o di idee». Proprio per questa sua nudità il suo diario di viaggio mi ha permesso di rielaborare quei brevi fatti narrati e di guardare a quelle piazze e a quelle strade non da semplice spettatore. Alcune poesie prendono spunto direttamente da quanto scritto nel diario, le altre – pur tenendo spesso conto della biografia del poeta – sono frutto di un’immaginazione più libera e della mia esperienza di turista ad Atene.

A.L.


I

Grecia che ti me ridi sdentada
da na bancarèla de un vècio ateniese...

Pusàda par tèra in cornìse
la stampa de un quadro de Tsarouchis
el viso ciàro de un giovane in divisa
rosa el sfondo e quela luce
tuta là davanti – come in sèrte
poesie de Kavafis.

 
I

Grecia che mi sorridi sdentata
da una bancarella di un vecchio ateniese...

Appoggiata per terra in cornice
la stampa di un quadro di Tsarouchis
il viso chiaro di un giovane in divisa
rosa lo sfondo e quella luce
tutta là davanti – come in certe
poesie di Kavafis.


II

Ti me vardi un fià de tre quarti
dal finto argento de quela
medàgia in memoria (i la vende
anca su Ebay) – oh poeta Kavafis
tra tuti quei intrighéssi
tra tute quele scatole de dracme
che le man de tre vèci reména
ma ridendo, ma sempre
vardàndose in giro.

II

Mi guardi un po’ di tre quarti
dal finto argento di quella
medaglia in memoria (la vendono
anche su Ebay) – oh poeta Kavafis
tra tutte quelle cianfrusaglie
tra tutte quelle scatole di dracme
che le mani di tre vecchi rovistano
ma ridendo, ma sempre
guardandosi attorno.


III

El Kahira – la nave
che da Alessandria te ga
portà al Pireo – Creta
la ga solo che sfiorada
e ti no ti xe riuscìo
a véderla. Tuta ti la ga
lassada a la vista
de altri – più picoli – poeti.

III

El Kahira – la nave
che da Alessandria ti ha
portato al Pireo – Creta
l’ha solo sfiorata
e tu non sei riuscito
a vederla. Tutta l’hai
lasciata alla vista
di altri – piú piccoli – poeti.


IV

A na ora giusta
par i passegèri de prima classe
ti xe sbarcà a Delos
nei do giorni fissai
de quarantena –

do camìse, un coléto
e na camìsa da nòte
inrodolài dentro de la carta

el dotor col pisséto nero

sui vestiti ’l acido fenico
tanto, massa – che quasi
te pareva na farsa.

IV

A un’ora giusta
per i passeggeri di prima classe
sei sbarcato a Delos
nei due giorni fissati
di quarantena –

due camicie, un colletto
e una camicia da notte
arrotolati in un foglio di carta

il dottore col pizzetto nero

sui vestiti l’acido fenico
tanto, troppo – che quasi
ti sembrava una farsa.